Come scrivere contenuti SEO che parlano a umani (e piacciono a Google)

Scritto da: Fabrizio Gabrielli

Scrivere contenuti SEO che funzionano significa capire cosa cerca la gente, dargli una risposta chiara, e farlo con linguaggio umano. Ti racconto cosa ho imparato scrivendo centinaia di pagine per clienti veri, con metodo, ironia toscana ed esperienza sul campo.

Tempo di lettura: 13 minuti

Un po’ di tempo fa un cliente mi chiede un testo per la sua homepage:

“Voglio contenuti SEO perfetti, tipo che rankiamo a bomba.”

Gli scrivo una pagina studiata: keyword ben piazzate, struttura logica, link interni. Tutto giusto. Sulla carta.
Dopo una settimana mi richiama: “Non converte nulla. Anzi, la gente esce subito.”
Rileggo il testo e capisco: era tecnicamente ottimizzato, ma sembrava scritto da un’intelligenza artificiale con il mal di testa. Zero personalità, zero valore percepito. Solo keyword infilate a forza.

Ecco il problema: molti pensano ancora che fare SEO significhi ripetere “parole magiche” a nastro, come un mantra. Invece, scrivere contenuti che funzionano davvero significa capire cosa cerca la gente, dargli una risposta chiara, e farlo con un linguaggio umano.

In questo articolo ti racconto cosa ho imparato scrivendo centinaia di articoli per clienti veri, quelli che mi pagano per portare traffico e conversioni, non per fare bella figura con i motori di ricerca.

Il mito del “contenuto SEO perfetto” (e perché è una fregatura)

C’è una leggenda dura a morire: quella del contenuto SEO perfetto.
Sai, quello dove ripeti la keyword principale ogni due righe, infili sinonimi a caso, metti H2 pieni zeppi di “parole chiave strategiche” e poi ti siedi ad aspettare che Google ti porti in prima pagina.

Spoiler: non funziona più così. Anzi, probabilmente non ha mai funzionato davvero.

Qualche mese fa, un cliente mi manda una bozza scritta dal “cuggino esperto di SEO”. Argomento: servizi di consulenza fiscale a Firenze.

Keyword target: “commercialista Firenze”.

Il testo? Un disastro. “Commercialista Firenze” compariva 27 volte in 600 parole. Letteralmente. Frasi tipo: 

“Se cerchi un commercialista a Firenze, abbiamo il commercialista a Firenze che fa per te.”

Risultato: Google lo ha ignorato. Il bounce rate era oltre il 90%. E il cliente si è reso conto che nessuno, nessuno, legge un testo del genere.

Perché? Semplice: la SEO non è magia, è comunicazione strategica.
Google oggi ragiona come un lettore esperto: se il contenuto è forzato, ripetitivo o vuoto, non lo premia. E se una persona arriva sulla pagina e scappa dopo 3 secondi, Google lo capisce benissimo.

Il contenuto SEO “perfetto” non esiste. Esiste, invece, il contenuto utile, chiaro e scritto per esseri umani — che poi, guarda caso, funziona anche per Google.

Ora c’è l’hype della AI. E ci risiamo.

Giuro che sto dicendo la verità e non è un’invenzione per farvi sorridere. Un mesetto fa parlo col titolare di un’azienda che fattura 2 mln e mi dice che ha implementato una strategia per scrivere 10 articoli al giorno per il blog. Il suo target era ed è di 300 articoli al mese, sabati e domeniche incluse. Il tutto per posizionarsi bene al di sopra della concorrenza. Praticamente un’industria che sforna articoli generati da tool dozzinali per la AI al ritmo di uno all’ora dalle 8 di mattina alle 6 di sera! Quando gli ho detto in maniera molto “british” che forse era un “pelino troppo”, non capiva.

Cosa significa davvero “scrivere per Google e per le persone”

Questa frase la senti ovunque: “Scrivi per le persone, non per i motori di ricerca.”. Lo diceva alle conferenze Danny Sullivan nel 2003, quindi diciamo che è roba arcinota.

Bellissima. Poetica. E completamente inutile se non capisci come si fa.

Perché il punto non è scegliere tra Google e le persone. Il punto è capire che Google legge i contenuti come farebbe un lettore esperto: cerca risposte chiare, informazioni utili, e segnali che dimostrino che tu sai di cosa parli.

Quindi, come si scrive davvero per entrambi?

Parti sempre dal search intent

Prima di scrivere qualsiasi cosa, chiediti: cosa cerca davvero chi digita questa keyword?

Se uno cerca “ristorante Firenze”, vuole un indirizzo, un numero di telefono, magari il menù. Non vuole leggere la storia della bistecca alla fiorentina dal 1200 a oggi.
Se invece cerca “cosa mangiare a Firenze”, allora sì: vuole una guida, consigli, magari qualche aneddoto.

Questo si chiama search intent (intenzione di ricerca), e capirlo bene è la base di tutto. Se sbagli l’intent, puoi scrivere come Dante: non rankiamo lo stesso.

Usa il metodo della Piramide Rovesciata (Inverted Pyramid)

Qui entra in gioco una tecnica presa dal giornalismo e fondamentale per il web: la Piramide Rovesciata (in inglese Inverted Pyramid).

Il concetto è semplice: metti le informazioni più importanti subito in apertura, poi scendi nei dettagli.

Nella scrittura classica, costruisci suspense: introduzione, sviluppo, climax, conclusione.
Sul web, invece, la gente scansiona, non legge parola per parola (quelli bravi dicono “skimming” e quindi presto sentirai dire in giro dal tuo amico del cuore che “aspetta, sto arrivando, finisco solo di skimmare un articolo online di Repubblica e arrivo”.

Comunque la morale della favola è che se un utente non trova subito quello che cerca, se ne va.

Ecco come funziona la Piramide Rovesciata:

  • In alto (le prime righe): rispondi alla domanda principale. Le 5 W del giornalismo (in inglese): chi, cosa, quando, dove, perché (Who, What, When, Where, Why).
  • Nel corpo centrale: approfondisci, porta dati, esempi, spiegazioni.
  • In chiusura: aggiungi contesto, risorse, link utili.

Esempio pratico: se scrivi “Come scegliere un commercialista a Firenze”, la prima frase deve già dire: “Un buon commercialista deve avere esperienza nel tuo settore, rispondere velocemente e lavorare con strumenti digitali aggiornati.”
Poi, sotto, spieghi perché, come verificarlo, dove trovarlo.

Sul mio blog personale fabri.news, applico sempre questo metodo. Risultato? 1000 visite al mese, Core Web Vitals eccellenti, e contenuti che le persone leggono davvero, non solo i bot.
Non è un sito aziendale, non ha budget marketing. È solo fatto bene: contenuti chiari, struttura logica, zero fronzoli.

Dimostra esperienza, competenza, autorevolezza, fiducia (E-E-A-T)

Google ha un acronimo per descrivere i contenuti che premia: E-E-A-T.

  • Experience (Esperienza): hai vissuto davvero quello di cui parli?
  • Expertise (Competenza o Know-How): sai di cosa stai parlando a livello tecnico?
  • Authoritativeness (Autorevolezza): gli altri ti riconoscono come fonte credibile?
  • Trustworthiness (Affidabilità): le tue informazioni sono accurate e verificabili?

Non basta scrivere “siamo i migliori” (sèèè, bònanotte! 😄). Devi dimostrarlo con dati, esempi reali, citazioni di fonti autorevoli, casi studio concreti.

Ad esempio: invece di dire “offriamo consulenza SEO di qualità”, che non vuol dire un’emerita ceppa 😄, perché se fosse altrimenti chiuderemmo dopo un nanosecondo, scrivi: “nel 2025 ho ottimizzato 37 siti per clienti in Toscana, con un aumento medio del traffico organico del 68% in sei mesi.”.

Ah, ricordati la base. Se lo scrivi in giro, poi deve essere vero, perché se qualcuno ti sgama oppure se hai recensioni negative in giro, poi diventi un buffone. E a sputtanarsi si fa in un attimo. In gergo si chiama “brand reputation”.

Vedi la differenza? La seconda frase racconta esperienza vera, la prima è vuota.

Le 5 regole d’oro del copywriting SEO (che uso ogni giorno)

Dopo anni di preventivi, articoli, landing page e contenuti di ogni tipo, ho capito che il copywriting SEO si riduce a poche regole fondamentali. Quelle che funzionano davvero, non quelle che trovi sui tutorial fatti con l’AI.

Eccole qui, con esempi concreti.

1. Scrivi per l’utente, poi ottimizza per Google

Sembra scontato, ma non lo è.
Troppi partono dalla keyword e costruiscono il testo intorno a quella. Risultato: frasi innaturali, contenuti vuoti, nessuno che converte.

Il metodo giusto è il contrario: scrivi il contenuto come se parlassi a una persona vera, poi — solo dopo — ottimizzi inserendo la keyword dove ha senso.

Usa sempre la struttura a piramide rovesciata: informazione più importante subito, dettagli dopo. Se uno legge solo le prime tre righe, deve aver già capito di cosa parli.

2. Usa keyword naturali, non forzate

Le keyword vanno inserite, certo. Ma in modo naturale, come faresti in una conversazione.

Strumenti utili:

  • Ahrefs o altro per scoprire keyword correlate
  • Answer the Public o AlsoAsked per capire cosa chiede la gente
  • Buonsenso (sottovalutatissimo, ma giova ricordarlo!)

Esempio: se scrivi di “consulenza SEO Firenze”, non devi ripeterlo in ogni frase. Usa varianti: “servizi SEO nell’area fiorentina”, “ottimizzazione per motori di ricerca in Toscana”, “specialista SEO a Firenze”.

Google capisce benissimo il contesto. Tu scrivi per esseri umani.

3. Struttura il testo come un percorso logico

Gli H2 e H3 non sono decorazioni.
Sono la mappa mentale del tuo contenuto. Devono dire esattamente cosa troverà il lettore in quella sezione.

Non scrivere H2 vaghi tipo “Approfondimenti” o “Altre informazioni”.
Scrivi H2 chiari tipo “Come scegliere le keyword giuste per il tuo business” o “3 errori da evitare nella SEO locale”.

Ogni sezione deve rispondere a una domanda specifica. Se il lettore scorre solo i titoli, deve comunque capire il senso dell’articolo.

4. Inserisci dati, esempi, esperienze reali

Qui entra in gioco la E-E-A-T (Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness).

Non basta dire “la SEO è importante”. Devi dimostrare che sai di cosa parli.

Esempio concreto dal nostro lavoro:

“Nel 2025 abbiamo scritto e ottimizzato oltre 500 articoli per clienti di vari settori. Il 78% di questi contenuti ha raggiunto la prima pagina di Google entro poche settimane.”

Oppure, caso studio reale:

“Sul mio blog personale fabri.news, applico questi principi ogni giorno. Risultato: 1000 visite al mese, Core Web Vitals nella zona verde oltre 90% e un tasso di rimbalzo sotto il 40%. Piccolo blog personale, nessun budget pubblicitario, solo contenuti fatti bene. E fa più traffico di tanti siti aziendali che girano per il web.”

Core web vitals di fabri. News
Core Web Vitals di fabri.news

Vedi la differenza? Esperienza vera batte teoria ogni volta.

5. Call-to-action chiara e coerente

Ogni contenuto deve portare da qualche parte.
Non serve che ogni articolo venda qualcosa, ma deve avere uno scopo chiaro.

Se scrivi una guida, la CTA può essere: “Scarica la checklist completa” o “Leggi anche questo articolo”.
Se scrivi per generare contatti: “Vuoi contenuti che rankano e convertono? Parliamone.”

La CTA deve essere:

  • Chiara: dico esattamente cosa fai cliccando
  • Coerente: legata al tema dell’articolo
  • Umana: non robotica tipo “contattaci per maggiori informazioni”

Gli errori che vedo ogni settimana (e come evitarli)

Lavoro con clienti di ogni tipo: piccole imprese, professionisti, startup. E vedo sempre gli stessi errori. Ogni. Santa. Volta.

Eccoli qui, con la soluzione.

Errore #1: titoli clickbait senza sostanza

“Scopri il segreto che Google non vuole farti sapere!”
Poi clicchi e trovi un articolo generico copiato da altre 500 pagine.

Il clickbait può portare clic, ma se il contenuto non mantiene la promessa, la gente scappa. E Google lo vede: bounce rate alto, tempo di permanenza basso, addio ranking.

Soluzione: scrivi titoli che promettono valore reale, poi mantienilo nel contenuto.

Errore #2: testi lunghissimi senza struttura

Muri di testo. Paragrafi infiniti. Zero H2, zero liste, zero respiro.
Magari anche ben scritti, ma illeggibili sul web.

Se non usi la Piramide Rovesciata e non spezzi il contenuto in sezioni logiche, nessuno legge. Punto.

Soluzione: H2 ogni 200-300 parole, paragrafi corti (max 3-4 righe), liste puntate quando servono.

Errore #3: zero personalità (contenuti anonimi)

Contenuti scritti con l’AI, senza una riga di esperienza vera. Frasi generiche tipo “la SEO è fondamentale per il successo online”.

Google sta diventando bravissimo a riconoscere contenuti vuoti. E le persone ancora di più.

Soluzione: metti dentro la tua esperienza, i tuoi casi, il tuo punto di vista. Anche un’opinione controversa è meglio di un contenuto anonimo.

Errore #4: dimenticare il mobile (e i Core Web Vitals)

Oltre il 60% del traffico web arriva da mobile. Eppure vedo ancora siti con testi microscopici, immagini enormi che rallentano tutto, layout che si rompono su smartphone.

Core Web Vitals — velocità di caricamento, interattività, stabilità visiva — sono fattori di ranking ufficiali. Se il tuo sito è lento o instabile, rankiamo meno.

Soluzione: testa sempre i contenuti da mobile. Comprimi le immagini. Usa font leggibili. E controlla i Core Web Vitals su Google Search Console.

La checklist che uso prima di pubblicare (copia-incolla pure)

Dopo anni di articoli pubblicati, mi sono fatto una checklist. La uso ogni volta, perché anche con l’esperienza è facile dimenticare qualcosa.

Eccola qui. Copiala, stampala, usala.

  •  Keyword principale nel title, H1 e nei primi 100 caratteri del testo
  •  Struttura a Piramide Rovesciata: informazione più importante subito in apertura
  •  H2 e H3 chiari e descrittivi: il lettore deve capire il contenuto anche solo scorrendo i titoli
  •  Almeno 2 internal link contestuali: collegamento ad altri contenuti rilevanti del sito (es. articolo WordPress vs Canva)
  •  1-2 link esterni autorevoli: citazioni da fonti credibili (Google, Search Engine Journal, ecc.)
  •  Immagini ottimizzate: alt text descrittivo, compressione per Core Web Vitals, nomi file parlanti
  •  Meta description accattivante (sotto 155 caratteri): deve invogliare al clic senza promesse false
  •  CTA chiara: ogni contenuto deve avere uno scopo e una chiamata all’azione
  •  Rilettura ad alta voce: se suona strano quando lo leggi, lo è anche per chi lo leggerà

Questa checklist non è teoria: è quello che faccio davvero, ogni volta. Sul mio blog, su ogni articolo del sito Pistakkio, su ogni landing page per i clienti.

Funziona? Sì. È semplice? Anche. È noioso? A volte. Ma i contenuti che rankano sono quelli fatti con metodo, non con l’ispirazione del momento.

Chiosa: SEO è strategia, non trucchetto

Ricapitoliamo.

Scrivere contenuti SEO che funzionano davvero significa tre cose:

  1. Valore reale: rispondi a domande vere con esperienza concreta
  2. Struttura chiara: usa la Piramide Rovesciata, H2 logici, paragrafi corti
  3. Esperienza vissuta: dimostra E-E-A-T con dati, casi, risultati

Non serve riempire il testo di keyword. Non serve copiare la struttura dei competitor. Non serve scrivere 3000 parole se 800 bastano.

Serve strategia.

Come per i siti web, te l’ho raccontato nell’articolo su WordPress vs. Canva, anche per i contenuti vale la stessa regola: meglio una soluzione semplice che funziona, che un castello di carta perfetto sulla carta ma inutile nella realtà.

Se vuoi vedere come applico questi principi in pratica, dai un’occhiata a questo blog: veloce, pieno di contenuti che la gente legge davvero. Nessun trucchetto, solo metodo. E se vuoi contenuti che rankano senza sembrare scritti da un’intelligenza artificiale in crisi d’identità? Scrivimi. Parliamone davvero.

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Autore

Fabrizio Gabrielli

Mi piace camminare all'aria aperta, amo le penne stilografiche e la mia moto Kawasaki ER6-f. SEO Expert, Growth Hacking Manager e web marketing addicted. Dopo una ventennale collaborazione con svariate multinazionali, soprattutto dalla Germania e dagli USA, nel febbraio 2019 ho fondato Pistakkio®, che è marchio registrato in tutta Europa. Creo Valore nel posizionamento SEO di progetti web e faccio pubblicità online su Google Ads per le piccole e medie imprese del tessuto imprenditoriale local business in Toscana e in tutto il Centro Italia.