Google ha avviato il suo aggiornamento antispam di agosto, ma senza spiegare quali comportamenti o contenuti stia prendendo di mira. Il rilascio è iniziato martedì 18 agosto, riguarda tutti i Paesi e tutte le lingue, ed è stato segnalato senza un post sul blog, senza nuove policy e senza un elenco di obiettivi.
La sola conferma pubblica, secondo il materiale di partenza, compare nel dashboard di stato di Google Search, che registra il rilascio e non aggiunge altri dettagli.
Si tratta del terzo spam update del 2026, dopo quelli di marzo e giugno. Nello stesso anno erano già arrivati anche core update a marzo e maggio.
Cosa fa un aggiornamento antispam
Google utilizza sistemi automatici, incluso SpamBrain basato sull’AI, per individuare contenuti creati con lo scopo di manipolare il ranking. Questi sistemi operano in modo continuo; un aggiornamento antispam viene annunciato quando Google li ha migliorati in modo significativo.
Per i siti che violano le regole, l’effetto può tradursi in un peggior posizionamento o nell’uscita dai risultati di ricerca. A differenza di un’azione manuale, un cambiamento algoritmico può non essere accompagnato da alcuna notifica in Search Console. In questi casi, il calo può emergere semplicemente attraverso minori impressioni e clic su alcune pagine.
Anche l’eventuale recupero non è rapido. Google afferma che, persino dopo la correzione dei problemi, i suoi sistemi possono impiegare mesi per riconoscere che un sito è cambiato.
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I contenuti più esposti
Il materiale originale sottolinea che l’impatto dipende dall’approccio seguito negli anni nella creazione dei contenuti e nelle pratiche SEO.
Tra gli esempi citati ci sono siti immobiliari con migliaia di pagine generate automaticamente, come annunci, profili agente, guide di quartiere, report di mercato e risultati di ricerca filtrati. La scala, da sola, non basta a configurare spam: il rischio aumenta quando una pagina esiste soprattutto per intercettare traffico dai motori di ricerca, più che per essere letta.
Un caso indicato è quello di una pagina per ogni quartiere dell’area servita, con testo sostanzialmente identico e il solo nome del luogo sostituito. Google definisce pagine di località simili, che convogliano gli utenti verso la stessa destinazione, come doorway abuse. Lo stesso ragionamento, secondo il testo di origine, si applica a sintetici report di mercato generati con AI e a guide di quartiere assemblate da dati pubblici senza contenuti locali aggiuntivi.
Nemmeno la ripubblicazione di annunci da un feed costituisce automaticamente una violazione. Tuttavia, se una pagina propone la stessa descrizione e le stesse fotografie presenti su portali e partner di syndication, resta aperta la domanda sul perché quella versione dovrebbe posizionarsi meglio delle altre.
Effetti anche sulle risposte generate dall’AI
Le policy antispam di Google, sempre secondo il testo di partenza, si applicano anche ai tentativi di manipolare le risposte di AI generativa nella Ricerca. Se un contenuto viene giudicato manipolativo, non soltanto può scendere nei risultati tradizionali, ma ha anche meno probabilità di essere utilizzato come fonte nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale.
L’avviso di Google indica come servizio interessato il ranking della Search e non menziona Business Profile, Maps o advertising.
I principi richiamati nel testo
Il materiale originale afferma che ogni aggiornamento antispam spinge molti operatori a cercare un "trucco" risolutivo, ma sostiene che non esista una soluzione di questo tipo.
Vengono richiamati due concetti: E-E-A-T – esperienza, expertise, authoritativeness e trust – e information gain, cioè la capacità di una pagina di aggiungere qualcosa che non sia già presente nell’indice.
Nel caso di un’agenzia immobiliare, il testo evidenzia che l’esperienza è l’elemento più semplice da dimostrare, ma anche quello spesso trascurato: conoscere direttamente le strade, le visite aperte al pubblico e il comportamento degli acquirenti è un tipo di conoscenza che un fornitore esterno potrebbe non possedere.
Quanto all’information gain, il principio indicato è che un report di mercato costruito sugli stessi dati pubblici usati da tutti gli altri non aggiunge nulla, indipendentemente da chi, o da cosa, lo abbia scritto.
Cosa osservare durante il rollout
Il testo originale invita a non trarre conclusioni mentre il rollout è ancora in corso, perché i risultati non sono ancora definitivi. Suggerisce invece di fissare una baseline dei siti e di analizzare i dati di Search Console per gruppi di pagine, dal momento che i clic complessivi del sito potrebbero nascondere debolezze in sezioni specifiche.
Tra i gruppi citati compaiono hub di quartiere, profili agente, annunci, report di mercato e pagine filtro. Solo una volta completato l’aggiornamento, spiega il testo, diventa possibile confrontare l’andamento dei vari gruppi.
Il messaggio finale del materiale di partenza è che il recupero, per i siti colpiti, non passa da un aumento del numero di pagine ma più spesso da pagine migliori, costruite con uno scopo preciso e con elementi realmente utili per utenti come acquirenti, venditori o clienti.
Google, conclude il testo originale, non ha spiegato che cosa stia cercando con questo aggiornamento di agosto. Ma il principio indicato resta lo stesso: le pagine che meritano di restare sono quelle che si potrebbero mostrare a un cliente di persona, senza nemmeno parlare di ricerca.
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