Cloudflare Outage del 18 Novembre 2025: il giorno in cui internet si è fermato (e perché dovremmo tutti farci delle domande)

Scritto da: Fabrizio Gabrielli

Nel nuovo episodio del podcast “Roba da SEO”, a cura di Fabrizio Gabrielli di Pistakkio, Fabrizio, insieme all’ospite della puntata Pasquale Ambrosio di FlameNetworks, analizzano dati reali, downtime, SEO tecnica e performance dei contenuti, spiegando cosa succede davvero dietro le quinte quando il web smette di funzionare come dovrebbe.

Tempo di lettura: 8 minuti

👉 Roba da SEO – Episodio dedicato al Cloudflare Outage, ospite Pasquale Ambrosio di FlameNetworks

Una riflessione divulgativa su infrastrutture, SEO, fragilità digitale e soluzioni “glocal”

Il 18 novembre 2025, senza preavviso, Internet si è… spento.
Non metaforicamente: per diverse ore, milioni di persone in tutto il mondo hanno sperimentato lentezza, errori, schermate bianche, app che non caricavano, strumenti professionali inutilizzabili. Un blackout digitale globale che ha lasciato aziende, marketer, SEO, developer e creativi praticamente bloccati.

Colpevole: Cloudflare, uno dei più grandi – e invisibili – attori del web moderno.

In questo articolo ripercorriamo ciò che è accaduto, cosa abbiamo imparato dalla puntata dedicata nel podcast Roba da SEO (che puoi trovare su robadaseo.com), e perché episodi come questo ci obbligano a interrogarci sul futuro del web.

Parliamo anche di resilienza digitale, SEO e di un concetto fondamentale che emerge da questa storia:

👉 forse il futuro non è (solo) globale.

👉 forse il futuro è glocal.

Guarda il video della puntata n. 161 del podcast “Roba da SEO” dedicata al Cloudflare Outage

💥 1. Il martedì nero del web: cosa è successo il 18 novembre 2025

Alle 12:20 CET, il mondo digitale si è accorto che qualcosa non quadrava.
ChatGPT non rispondeva. X (ex Twitter) era irraggiungibile. Spotify non caricava (noi stavamo lavorando, lo abbiamo saputo dopo, perché mentre lavoriamo non deve volare una mosca e non ascoltiamo mai la musica).
Amazon aveva problemi. I siti di e-commerce si comportavano in modo strano.
Gli strumenti SEO come Ahrefs e SEOZoom erano completamente offline.

Come mai?

🔧 L’origine del problema

Un aggiornamento sbagliato di un database interno di Cloudflare ha generato un effetto domino globale: una “propagazione silenziosa” durata minuti, sufficiente a portare offline interi segmenti dell’infrastruttura mondiale.

Una sorta di:

“Un ‘butterfly effect’ digitale: un parametro sbagliato, mezzo web che si piega.”

La cosa impressionante?
La maggior parte degli utenti comuni non ha idea di cosa sia Cloudflare.
Eppure, si è ritrovata senza i servizi digitali più usati.

Perché Cloudflare è un attore intermedio nascosto: CDN, DNS, firewall, reverse proxy… in breve, un pezzo fondamentale dell’autostrada digitale moderna.

🌍 2. I servizi che sono caduti (e perché è stato uno shock globale)

L’elenco dei servizi offline durante l’outage è quasi surreale:

  • OpenAI (ChatGPT)
  • X (Twitter)
  • Spotify
  • Amazon
  • Perplexity AI
  • Claude (Anthropic)
  • Ahrefs
  • SEOZoom
  • SaaS di ogni tipo
  • siti corporate (tra cui quello di The Social Hub, dove Pistakkio ha la sua sede operativa)

Praticamente tutto ciò che ci serve per:
scrivere, lavorare, collaborare, intrattenerci, ascoltare musica, chattare, analizzare dati, fare SEO.

Per molte persone, e soprattutto per chi lavora nel digital, è stato un vero e proprio:

“Ehilà, ragazzi! E ora che si fa? Ci si guarda nelle palle dell’occhi?”

Sia io (Fabrizio Gabrielli di Pistakkio) sia Pasquale Ambrosio di FlameNetworks lo abbiamo vissuto in diretta mentre stavamo preparando altri progetti.

La sensazione principale?
Una fragilità quasi tangibile, come se qualcuno avesse tirato la spina.

🔥 3. Quanto siamo diventati dipendenti da pochi colossi digitali?

L’outage di Cloudflare ci ha ricordato una verità scomoda:

Gran parte del web funziona grazie a pochissimi attori.

Non solo Cloudflare.
Pensiamo a:

  • AWS
  • Google Cloud
  • Microsoft Azure
  • Cloudflare stesso

Sono infrastrutture immenso-globali progettate per essere resilienti… ma non infallibili.

E quando uno di questi cade, il resto cade con lui.

È un problema?

Sì.
E non solo per l’operatività quotidiana.
È un problema sistemico.

Rischiamo di aver costruito un mondo digitale con troppo accentramento.
Troppa dipendenza.
Troppi “single point of failure”.

E questo vale per tutto: app, siti, social, strumenti di lavoro, analytics, AI generative, SEO tools

🧩 4. E la SEO? È davvero vulnerabile a un blackout?

Sì. Ma non nel modo “catastrofico” che spesso si legge in giro.

🔍 Ecco cosa succede a Google durante un outage:

  • Se vede errori 5xx, rallenta immediatamente il crawl.
  • Se gli errori durano troppo a lungo, può ridurre temporaneamente l’indicizzazione.
  • Non “pulisce il sito dall’indice”, ma rallenta la sua capacità di aggiornare contenuti nuovi o modificati.

Per fortuna l’outage è durato “solo” quattro ore e poco più.
Non abbastanza da causare danni SEO gravi a chi ha siti ben strutturati.

Le raccomandazioni base:

  • Controllare Google Search Console dopo l’evento
  • Verificare gli errori 5xx registrati (io lo faccio su Ahrefs in scansione giornaliera)
  • Assicurarsi che la sitemap sia ok
  • Usare, se possibile, 503 con Retry-After durante un downtime programmato
  • Controllare i log server (se disponibili). Qui a Pistakkio usiamo il Log Analyser di Screaming Frog

Per chi non sa da dove iniziare, consiglio la nostra guida dedicata:
👉 Che cosa è la SEO
👉 Consulenza SEO a Firenze e Toscana
👉 SEO Audit Professionale

Un SEO Audit post-outage è sempre una buona idea.

Perché questo evento ci ha ricordato che:

  • non basta avere un buon hosting
  • non basta avere un server stabile
  • non basta che l’utente voglia navigare
  • se un intermediario critico ha un problema, siamo tutti offline

È come avere un’autostrada perfetta… ma un solo casello difettoso che blocca tutto.

🔒 6. Lasciamo stare gli scenari catastrofisti, ma… siamo davvero pronti?

Non serve immaginare scenari estremi (“Putin taglia il cavo dati sottomarino che collega le Americhe e l’Europa in Oceano Atlantico”).
Non serve nemmeno un attacco informatico globale.

A volte basta:

  • un parametro sbagliato
  • un aggiornamento propagato male
  • un controllo saltato

E boom: il mondo digitale si ferma.

Quindi sì:
l’outage di Cloudflare è stato un piccolo incidente… ma dalle grandi implicazioni.

🟢 7. Il caso FlameNetworks: quando “piccolo è bello” (e resiliente)

In mezzo al caos globale, c’è un elemento rassicurante della storia:

FlameNetworks
👉 https://www.flamenetworks.com/
e la nuova proposta VivaCloud
👉 https://www.vivacloud.it/

…non hanno avuto nessun disservizio.

Zero.
Nessun downtime.
Nessuna anomalia.
Nessun cliente offline.

Perché?

Perché FlameNetworks non usa Cloudflare come componente critico, ma una combinazione di tecnologie e configurazioni completamente autonome, gestite e ottimizzate dal proprio team.

Questo esempio sottolinea una verità fondamentale:

👉 La mega-infrastruttura globale è potente, ma rigida.
👉 La piccola infrastruttura glocal è più flessibile e reattiva.

Ecco perché durante la puntata del podcast sia Pasquale Ambrosio che io diciamo con orgoglio:

“Piccolo è bello.”

E aggiungiamo:
Forse il web del futuro deve essere meno centralizzato
e un po’ più vicino alle persone.

🧭 8. Il futuro del web: decentralizzato, glocal, umano

Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi anni?

Probabilmente:

  • più infrastrutture autonome
  • più data center di prossimità
  • più provider locali competenti
  • meno dipendenza cieca dai colossi
  • più attenzione al controllo umano
  • più consapevolezza nelle scelte tecnologiche
  • più formazione (perché senza cultura tecnica si resta vulnerabili)

In altre parole:

👉 agire local, pensare global.

È questa la via.


🎙️ 9. Vuoi approfondire? Ascolta la puntata completa

👉 Roba da SEO – Episodio dedicato al Cloudflare Outage

Nel podcast, insieme a Pasquale Ambrosio, approfondiamo:

  • cosa è successo tecnicamente
  • perché ha impattato così tanto
  • come proteggersi
  • perché il glocal è il futuro
  • come leggere i log post-outage
  • e molto altro

📌 10. Il blackout ci ha fatto un regalo

Sì, ci ha fatto perdere ore di lavoro.
Sì, ha bloccato l’operatività di mezzo pianeta.
Sì, ha fatto tremare aziende e professionisti.

Ma ci ha anche regalato qualcosa:

👉 consapevolezza

👉 attenzione

👉 desiderio di fare meglio

👉 voglia di riflettere sulle infrastrutture che usiamo

Che poi è sempre stato l’obiettivo di Pistakkio:
fare divulgazione digitale, creare cultura, e aiutare aziende e professionisti a fare scelte più consapevoli.

Per saperne di più:

E per restare aggiornati:
👉 Unisciti al canale Telegram: https://t.me/pistakkioseo

Inizia da qui

Contatta Pistakkio e prendi l’iniziativa per dare al tuo sito una botta di vita online!
M1t 0467 c1 2 web
Foto dell'autore
Autore

Fabrizio Gabrielli

Mi piace camminare all'aria aperta, amo le penne stilografiche e la mia moto Kawasaki ER6-f. SEO Expert, Growth Hacking Manager e web marketing addicted. Dopo una ventennale collaborazione con svariate multinazionali, soprattutto dalla Germania e dagli USA, nel febbraio 2019 ho fondato Pistakkio®, che è marchio registrato in tutta Europa. Creo Valore nel posizionamento SEO di progetti web e faccio pubblicità online su Google Ads per le piccole e medie imprese del tessuto imprenditoriale local business in Toscana e in tutto il Centro Italia.