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La potente Suite di marketing digitale e SEO tool Alexa Rank chiuderà i battenti a maggio 2022.

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Foto di Luca Bravo su Unsplash

Fondata nel 1996, Alexa Rank era stata acquisita nel 1999 dal colosso di Amazon. Inizialmente forniva dati di ranking che si basavano sull’installazione di una toolbar. Sotto la guida di Amazon, Alexa Rank era divenuto un tool di tutto rispetto, soprattutto in USA.

Non era male, ma costava troppo e il tool era subordinato all’installazione di una toolbar o di un’estensione

Come tool dava info sulla popolarità di un sito e il suo indice era calcolato da 0 a 10 al contrario, cioè un dato prossimo allo zero era indice di maggiore popolarità.
Un tool che in Italia non ha mai attecchito, se non magari con le grandi aziende per le quali un tool che partiva da 150 €/mese non faceva poi molta differenza.
Ancora ora sono disponibili alcune classifiche che riportano i Top Sites per ogni paese, qui i dati dei Top Sites Italia.

Essendo queste classifiche delle mere esercitazioni di contorno e di stile che lasciano il tempo che trovano, praticamente servivano solo ai non addetti ai lavori, come giocattolino e con intenti del tutto lùdici. Per gli addetti ai lavori questi indici sono disponibili in altri tools, come Sistrix o SEO Zoom e SEM Rush, aggregati per settore, andando a costituire quindi un database interessante per vedere i trend di nicchia.
I piani attuali saranno mantenuti fino al 1 maggio 2022, dopodiché calerà il sipario su questo tool che non ha mai sfondato, almeno in Italia.

Il problema più grosso di Alexa Rank è sempre stato quello che controllava un sito e calcolava l’indice di popolarità in base a parametri che erano facilmente manipolabili.

  • Visitatori giornalieri unici.
  • Media delle pageview.

Da qui, il sito con la più alta combinazione di visitatori unici e visualizzazioni di pagina era classificato come il migliore. Inoltre, i dati si basavano sull’installazione di una toolbar o di una estensione per browser, per cui le visite sui siti di utenti che non avevano la toolbar installata non venivano tracciate. È anche vero che statisticamente possiamo ritenere che chi avesse installata la toolbar o l’estensione faceva parte di un campione rappresentativo, ma nel marketing odierno “data driven”, questo approccio è divenuto obsoleto, per cui l’annuncio dato nei giorni scorsi non stupisce nessuno e probabilmente, anche tra gli addetti ai lavori come noi, non getterà nessuno nello sconforto.

Ma ci sono due domande che dobbiamo porci, come addetti ai lavori. Amazon arriva a chiudere Alexa Rank, ma il problema non sono sicuramente le risorse economiche che servono a rilanciare il prodotto. Questo perché Amazon è un colosso che può permettersi di fare tutto quello che vuole, al livello di investimenti. Quindi la prima domanda che dobbiamo farci è: Alexa Rank non era strategica per il Gruppo? Probabilmente la risposta è sì. Amazon sta puntando su tutta un’altra serie di cose, di cui Amazon Shop è solo una “facciata” che nasconde dietro utili assai più rilevanti, grazie alle piattaforme avanzate, AWS in primis, e anche gli Alexa Speakers, gli altoparlanti. Quest’ultima chiave di volta, ovviamente legata all’ascolto che Amazon Alexa fa all’interno delle nostre vite, giocherà sicuramente un ruolo negli sviluppi futuri del marchio Amazon.

La seconda domanda che dobbiamo farci è più legata ai SEO Tools. Il mercato degli addetti ai lavori della SEO permette a queste startup di tools di avere dei conti economici in ordine? I tool che usiamo noialtri addetti ai lavori della SEO costano parecchio, perché richiedono grossi investimenti al livello di startup e poi di acquisto e mantenimento delle API che servono a recuperare i dati. Prezzi che sono del tutto legittimi e giustificati dal Valore che danno in termini di affidabilità a chi con la SEO ci lavora tutti i giorni.

È legittimo mantenere dei ragionevoli dubbi su almeno una parte dei tools tecnici della SEO sul medio e lungo periodo? La competizione è aspra e se colossi come Amazon gettano la spugna su Alexa Rank, non certo per mancanza di fondi da investire, è bene che tutti noi ci poniamo delle domande sulla sostenibilità delle startup dei SEO Tools che utilizziamo tutti i giorni.

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Foto di Markus Spiske su Unsplash

La risposta della verità assoluta non ce l’abbiamo né come comunità di addetti ai lavori SEO, né tantomeno potrei azzardare io delle risposte campate in aria. Sappiamo però che il tasso di mortalità delle startup digitali è elevato e che a distanza di 5 anni dalla loro fondazione sono solo pochi i tools che riescono a mantenere dei conti sostenibili e in ordine.

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Autore

Fabrizio Gabrielli

Mi piace camminare all'aria aperta, amo le penne stilografiche e la mia piccola moto Kawasaki ER6-f del 2011. SEO Expert, SEO Specialist, Growth Hacking Manager e web marketing addicted. Dopo una quasi ventennale collaborazione con svariate multinazionali, soprattutto dalla Germania e dagli USA, nel febbraio 2019 ho fondato Pistakkio®, che è marchio registrato in tutta Europa. Creo Valore nel posizionamento SEO di progetti web e faccio pubblicità online su Google Ads per le piccole e medie imprese del tessuto imprenditoriale local business in Toscana e in tutto il Centro Italia.

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