Se i tuoi concorrenti vendono anche grazie a Google e tu no, spesso il problema è qui: presidiano keyword che il tuo shop non copre. In pratica, io partirei da 4 mosse: scelgo 3–5 competitor SEO reali, filtro le query con volume sopra 50 e KD sotto 40, separo keyword mancanti, deboli e non presidiate, poi decido se ottimizzare una pagina che esiste già o crearne una nuova.
Detta in modo semplice: questa analisi mi serve per trovare i buchi che pesano su ranking, traffico e ordini. Le query transazionali e commerciali vengono prima del resto, perché sono quelle più vicine alla vendita. E per molte PMI, la prima leva non è pubblicare decine di nuove pagine, ma lavorare sulle URL già online che sono vicine alla top 10.
Il flusso è questo:
- confronto il mio sito con i competitor su Google.it
- tolgo brand keyword e query poco utili
- collego ogni keyword a una pagina precisa
- do priorità in base a intento, difficoltà e impatto sul fatturato
- ripeto il controllo ogni 90 giorni
| Passo | Cosa guardo | Cosa decido |
|---|---|---|
| Competitor | 3–5 siti che compaiono spesso nelle SERP | con chi confrontarmi |
| Filtri | volume, KD, CPC, intento | quali keyword tenere |
| Mappatura | categoria, sottocategoria, prodotto, guida | dove far atterrare la query |
| Priorità | posizione, valore business, sforzo | cosa fare prima |
| Azione | crea / ottimizza / escludi | piano di lavoro SEO |
Il punto non è avere più dati. Il punto è trasformare i gap in attività chiare, con ordine e priorità.

Keyword Gap Analysis per E-commerce: Il Flusso in 5 Passi
Come preparare l’analisi: competitor, dati e tipologie di pagine
Prima di esportare qualsiasi dato, ferma un attimo il lavoro e definisci tre cose: chi sono i competitor giusti, quali metriche contano e quali pagine devono intercettare le keyword. Se salti questo passaggio, rischi di ritrovarti con un file pieno di dati ma poco utile.
Come scegliere 3–5 competitor reali in Italia
I competitor SEO sono i siti che Google mostra spesso per le tue keyword principali. E qui c’è un punto che molti confondono: non sempre coincidono con i competitor commerciali. Amazon o ePrice possono vendere gli stessi prodotti, ma non per forza sono i siti con cui ti giochi la visibilità organica ogni giorno.
Il modo più semplice per individuarli è questo: cerca su Google.it, in modalità anonima, le tue 10 keyword di categoria più importanti e annota i domini che tornano più spesso nei primi risultati. Poi scegli 3–5 e-commerce con assortimento simile al tuo, prezzi paragonabili e una visibilità leggermente superiore alla tua. Non serve inseguire giganti fuori scala: meglio confrontarti con chi gioca una partita più vicina alla tua.
Questa lista non è fissa. Va rivista quando cambiano le SERP o quando cambia il tuo assortimento.
Con i competitor sul tavolo, il passo dopo è capire quali numeri usare per pulire il dataset.
Quali metriche controllare prima di esportare i dati
Una volta scelti i competitor, conviene filtrare subito le metriche che servono DAVVERO. Le principali sono:
- volume di ricerca mensile in Italia
- difficoltà della keyword (KD)
- posizione attuale del tuo sito
- intento di ricerca
Come filtro iniziale, usa volume >50 e KD <40. È una scrematura semplice, ma ti aiuta a togliere rumore e a tenere dentro keyword con un rapporto più interessante tra domanda e sforzo.
Controlla anche il CPC. In pratica: CPC alto = potenziale commerciale più alto. Non è una regola perfetta, ma spesso dà un buon segnale su quanto quella query sia vicina a un’azione utile, come un confronto o un acquisto.
| Metrica | Scopo | Soglia consigliata |
|---|---|---|
| Volume di ricerca | Stima il traffico potenziale | >50 ricerche/mese |
| Keyword Difficulty (KD) | Misura lo sforzo per posizionarsi | <40 per opportunità rapide |
| Intento di ricerca | Allinea il contenuto all’utente | Priorità a Commerciale e Transazionale |
| Posizione attuale | Identifica gap e debolezze | "Missing": competitor in top 10, tu fuori dai top 100 |
| CPC | Indica il valore commerciale | Più alto = maggiore valore commerciale |
Un’altra pulizia da fare subito: escludi le keyword di brand dei competitor. Portano traffico navigazionale, non nuovi clienti. Il lavoro qui deve restare sulle keyword commerciali e transazionali, cioè quelle che intercettano utenti già vicini alla scelta.
Come mappare le keyword sui tipi di pagina fin dall’inizio
Ogni keyword trovata nell’analisi va assegnata a una tipologia di pagina prima di iniziare qualsiasi ottimizzazione. È qui che entra in gioco la keyword map: serve a evitare cannibalizzazioni, doppioni e sovrapposizioni tra pagine che finiscono per pestarsi i piedi.
Le regole di assegnazione sono semplici:
- Pagine categoria → termini ampi e commerciali, come "scarpe da corsa"
- Sottocategorie → termini più specifici, come "scarpe da trail running donna"
- Schede prodotto → keyword transazionali con modello e variante, come "Brooks Ghost 15 taglia 42"
- Contenuti editoriali → ricerche informative, come "come scegliere le scarpe da corsa"
Se questa mappa è chiara fin dall’inizio, tutto il lavoro dopo diventa più lineare. A quel punto puoi esportare i dati e isolare i gap nei tool SEO.
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Come trovare le keyword mancanti con i tool SEO e i fogli di calcolo
Con la lista dei competitor pronta e la keyword map impostata, puoi iniziare a tirare fuori i dati. Qui il punto non è solo accumulare righe in un file. Devi capire quali keyword chiedono una nuova pagina e quali, invece, si sistemano con un lavoro on-page.
Come eseguire un’analisi gap in Ahrefs, Semrush o KWFinder
In Ahrefs la funzione si chiama Content Gap. In Semrush, invece, si chiama Keyword Gap. La logica è quasi la stessa: inserisci il tuo dominio, aggiungi i 3–5 competitor scelti prima, imposta Italia (Google.it) e lingua italiana. Questo passaggio serve per leggere dati in linea con il mercato italiano, non un mix generico che ti porta fuori strada.
Appena parte l’analisi, applica subito i filtri di base: volume >50 e KD <40. Poi restringi il campo alle keyword commerciali e transazionali legate a categoria, sottocategoria e prodotto.
Se lavori in Semrush, dai un’occhiata anche alla sezione PLA, cioè alle keyword usate negli annunci Shopping. Spesso lì trovi termini transazionali con un buon margine di lavoro. In pratica, sono query che fanno capire abbastanza bene dove c’è domanda con intento di acquisto.
Come distinguere keyword mancanti, deboli e non presidiate
Ogni cluster va letto in base al tipo di pagina che hai già assegnato nella keyword map. I tool usano etichette diverse, ma sul piano pratico le categorie da gestire sono queste:
| Categoria | Cosa significa | Cosa fare |
|---|---|---|
| Mancanti | I competitor sono in top 10–20, tu non sei nei top 100 | Creare nuove pagine categoria, sottocategoria o prodotto |
| Deboli | Sei posizionato, ma i competitor ti superano nettamente | Ottimizzare H1, title e link interni |
| Non presidiate | Keyword ad alto valore che non hai ancora considerato | Valutare nuove linee di prodotto o sottocategorie |
Conviene partire dalle pagine deboli. Nella pratica, spesso è più semplice e più veloce sistemare una pagina già esistente che metterne online una nuova da zero.
A questo punto, i cluster vanno messi in un solo foglio, così l’analisi smette di essere solo “dato” e diventa una lista di priorità su cui lavorare.
Come pulire e ordinare i dati in Excel o Google Sheets
Esporta i risultati in CSV e uniscili in un unico file prima di decidere il da farsi. Le colonne minime da tenere sono:
- keyword
- volume mensile
- KD
- intento
- posizione del sito
- posizione del competitor
- tipo di pagina target
- azione (crea / ottimizza / escludi)
Poi ordina prima per intento, con commerciale e transazionale in cima, e dopo per volume decrescente. La priorità va alle keyword con volume reale e difficoltà contenuta.
Prima di assegnare una keyword a una pagina, controlla sempre la SERP italiana. Se in pagina dominano gli articoli, forzare una pagina categoria è spesso un errore. Meglio accorgersene subito che dopo aver pubblicato una pagina che non ha spazio per salire.
Come dare priorità alle keyword gap e costruire un piano d’azione
Dopo aver ripulito il file e assegnato ogni keyword alla sua pagina, arriva il punto che conta di più: decidere cosa fare prima. Qui molti sbagliano approccio. Guardano il numero di gap e partono da lì. Ma il criterio giusto è un altro: l’impatto sul business.
Come dare priorità in base a intento, valore di business e difficoltà
L’ordine di priorità è semplice: prima le keyword transazionali, poi quelle commerciali, infine quelle informative, ma solo se aiutano categorie, sottocategorie e link interni.
Non è una distinzione teorica. Serve a prendere una decisione pratica: ottimizzare una pagina, crearne una nuova oppure rimandare.
Per stimare il peso di ogni opportunità, usa questa formula:
punteggio di valore = volume × tasso di clic stimato × tasso di conversione × valore medio ordine
Poi mettila accanto alla difficoltà. Per un e-commerce piccolo o medio, le query con KD sotto 40 e 500–3.000 ricerche mensili sono spesso il punto di partenza più realistico. Non perché siano facili in senso assoluto, ma perché danno un buon equilibrio tra domanda e sforzo.
Se una keyword non è in linea con il brand, lasciala fuori. Se invece riguarda prodotti che non hai ancora a catalogo, trattala come un segnale utile per capire dove potresti allargare l’offerta.
Come assegnare ogni cluster alla pagina giusta
La regola qui è una sola, ed è molto pratica: se hai già una pagina vicina alla top 10, ottimizza quella. Se non esiste, crea la pagina giusta.
Nella maggior parte dei casi, aggiornare una pagina esistente porta risultati in meno tempo rispetto a partire da zero. Hai già una base, hai già segnali SEO, e spesso basta lavorare su elementi mirati per spostarla di qualche posizione.
Come usare le tabelle di priorità per decidere cosa fare prima
Per non decidere “a sensazione”, conviene trasformare il foglio in una priorità unica per cluster. La tabella qui sotto mette insieme intento, azione e orizzonte temporale in uno schema operativo chiaro.
| Tipo di opportunità | Intento | Azione | Tempo stimato | Valore per il business |
|---|---|---|---|---|
| Pagine esistenti in posizione 11–20 su termini commerciali | Commerciale / Transazionale | Ottimizzare title, H1, link interni | 1–2 mesi | Priorità alta per il fatturato |
| Nuove categorie per prodotti già in catalogo | Commerciale | Creare pagine categoria o sottocategoria | 3–6 mesi | Alto – espansione di mercato |
| Guide e comparativi informativi | Informativo | Scrivere contenuti con link interni verso le pagine commerciali | 6+ mesi | Medio – supporto al funnel |
| Keyword generiche ad alto volume e alta difficoltà | Commerciale / Transazionale | Lavorare sull’autorità del dominio nel tempo | 12+ mesi | Alto – autorità di brand |
Una volta fissate le priorità, il lavoro non si chiude lì. Va ripetuto a intervalli regolari, così puoi aggiornare gap, occasioni da presidiare e pagine da ottimizzare.
Conclusione: costruisci un processo ripetibile di keyword gap per la crescita dell’e-commerce
La keyword gap analysis non è un’attività da fare una volta e poi lasciare lì. Va ripetuta ogni trimestre, così puoi aggiornare priorità e nuove occasioni di crescita.
Funziona quando mette insieme tre pezzi: competitor, mappa keyword e piano d’azione. È lì che il processo inizia a dare risultati. Non conta la singola analisi fatta bene una tantum. Conta farla con costanza, nello stesso modo, ciclo dopo ciclo.
Ogni ciclo dovrebbe seguire sempre lo stesso ordine: aggiorni i competitor, esporti i dati, separi i gap, assegni ogni cluster alla pagina giusta e poi decidi le priorità in base all’impatto sul business. In pratica, analisi, pulizia, assegnazione e priorità devono diventare un rito operativo fisso.
A questo punto, il focus non è il volume di ricerca in sé. Conta di più l’impatto commerciale. Per molte PMI, il lavoro che porta più margine parte dalle pagine già online e dai gap più vicini alla conversione. Nella pratica, spesso conviene migliorare una pagina esistente prima di crearne una nuova.
Quando il catalogo cresce, serve anche un flusso di lavoro ben strutturato. Se gestisci cataloghi complessi, un supporto SEO specializzato come quello di Pistakkio aiuta a velocizzare analisi, priorità ed esecuzione.
FAQs
Quanto tempo ci vuole per vedere risultati?
I tempi non sono uguali per tutti. Trovare le opportunità, di solito, richiede poco. Il miglioramento del posizionamento organico, invece, arriva un po’ alla volta.
Gli interventi mirati sulle pagine già online possono portare risultati in tempi abbastanza brevi, anche in circa due mesi. Se l’obiettivo è più ampio, si lavora spesso su cicli trimestrali e si seguono i progressi con strumenti di analisi.
Come scelgo la pagina giusta per ogni keyword?
Assegna ogni keyword in base all’intento di ricerca. Le pagine categoria devono presidiare i termini commerciali più ampi. Sottocategorie e filtri, invece, sono il posto giusto per ricerche più precise. Le pagine prodotto servono per keyword molto mirate, come nomi di modello o specifiche tecniche.
Guide e contenuti informativi rispondono alle query informative. Quando questa mappatura è fatta bene, eviti la cannibalizzazione SEO e fai combaciare ogni pagina con ciò che l’utente cerca nel suo percorso d’acquisto.
Quando conviene creare una nuova pagina?
Conviene creare una nuova pagina quando i dati mostrano un vuoto di contenuto nel sito e la keyword ha un volume di ricerca interessante, con un’intenzione commerciale o informativa ben definita.
Nel caso di un e-commerce, ha senso pubblicare una pagina dedicata per combinazioni di filtri o varianti che hanno una domanda concreta. Al contrario, meglio evitare pagine costruite su cambi minimi, perché spesso aggiungono poco e rischiano di appesantire il sito.
Prima della pubblicazione, assegna a ogni URL una keyword principale unica. È un passaggio semplice, ma ti aiuta a evitare problemi di cannibalizzazione.

