WordPress vs Canva: la vera leggenda metropolitana del web (raccontata da chi ci sbatte il muso ogni giorno)

Scritto da: Fabrizio Gabrielli

Si è sparsa la voce in giro che i siti WordPress siano la “Maserati” dei siti web. In realtà non esiste una piattaforma “principessa” per fare dei siti di qualità. In questo articolo ti spiego perché.

Tempo di lettura: 8 minuti

C’è chi pensa che nel web basti dire “Voglio un sito WordPress” per sentirsi Steve Jobs. Di solito sono i clienti che vogliono farti credere che si sono informati prima e che riescono a tenerti testa.

Poi ci sono io, che da anni faccio preventivi, strategie e consulenze per aziende, start‑up e professionisti, e che ogni tanto mi ritrovo di fronte a persone convinte che un sito in Canva non sia “vero”, mentre uno in WordPress sia “professionale”.

E lì, lo confesso, mi viene un sorriso fra l’amaro e il divertito, perché quello non è un cliente difficile: è un caso da manuale per parlare di esperienza sul campo.

“No grazie, preferisco la Maserati” (del web)

Ti racconto com’è andata, perché queste cose vanno raccontate per davvero, mica inventate a tavolino.
Proprio ieri, una cliente mi rifiuta un preventivo basato su Canva.

“Non mi fido — mi dice — voglio un sito in WordPress, uno serio, come fanno le aziende grosse”.

Ora, provi a spiegarle che WordPress è sì una meraviglia, ma anche una macchina, che se non la porti dal meccanico ogni mese, rimani a piedi a metà dell’Aurelia… niente, non c’è verso. Vabbè che sull’Aurelia ti vai a mangiare della carne maremmana da urlo, però…

WordPress, nella mente di certi clienti, è come la Maserati. Canva, invece, come una Panda 1.1 del 2003 con le portiere ammaccate.

E allora tocca partire da lì: dalla leggenda metropolitana del sito “vero” e della “ciofeca Canva”.

Perché WordPress è potente (ma rompe le scatole)

Non fraintendetemi: WordPress è una piattaforma fantastica. Flessibile, scalabile, ottimizzabile per la SEO, perfetta per chi deve fare e‑commerce, blog corporate, funzioni avanzate, funnel eccetera.
Ma è anche un sistema vivo, che più cresce, più va coccolato. Ogni plugin è un figlio adolescente: un giorno si aggiorna da solo, un altro ti rompe il sito perché litiga col vicino.
Un piccolo cambio di versione e zac: il tema smette di funzionare. Lo risolvi? Certo. Ma quella è manutenzione continua, mica magia.

E la manutenzione costa, e va fatta da chi ci capisce. Non è “compro un sito e via”, come molti credono: è un impegno.
Un po’ come chi compra una moto d’epoca: va benissimo finché la porti dal meccanico. Ma se la parcheggi un inverno in garage e poi provi a riaccenderla ad aprile, buona fortuna.

Canva: la semplicità che spaventa

Ora, parliamo di Canva.
Sì, Canva: quella piattaforma che molti associano a “faccio volantini e post per Instagram”.
Solo che nel frattempo Canva è diventato un ecosistema per creare siti veri, rapidi, puliti, coerenti, responsive, e soprattutto senza quella giungla di plugin e aggiornamenti da tenere d’occhio ogni santo mese.

Canva è “cotto e mangiato”. Ci lavori, pubblichi, il cliente ha un sito pronto, visibile e leggibile, punto.
Un sito che non si rompe, non si blocca, non si infetta come un WordPress abbandonato.

Certo, non puoi farci un portale e‑commerce complesso. Ma se sei un libero professionista, uno studio, un ristorante, una PMI che vuole esserci online da subito e bene, Canva è un’arma segreta.
Solo che molti, appunto, si vergognano di dire: ‘ho un sito su Canva’, come se fosse un peccato digitale.

L’equivoco del “pagare la piattaforma”

Qui nasce l’incomprensione più grande: quella del prezzo.
Perché spesso, dopo una consulenza, qualcuno mi dice:

“Eh ma se il sito con Canva mi costa come quello in WordPress, allora non ho capito!”

E invece hai capito male.
Perché non stai pagando il “mezzo”, ma la mente.
Il valore di un sito non è nel codice, ma nella testa di chi lo progetta: architettura, strategia, SEO, tono di voce, user journey, copy e logica commerciale.

È come andare dallo chef e dirgli:

“Scusi, ma se lei in cucina usa spaghetti bio o spaghetti normali, mi costa uguale?”

Sì, perché non stai pagando la pasta, ma la ricetta.

Chi lavora seriamente nel digitale non vende file, vende soluzioni. E la soluzione giusta può essere WordPress o Canva, dipende da cosa serve davvero.
Il resto è fuffa da forum e spazzatura da influencer acchiappaclick.

Esperienza (vera), non teoria

E qui ci metto la mia — la famosa E di Esperienza della metodologia E‑E‑A‑T di Google.
Perché certe cose non le impari nei corsi, le impari a forza di preventivi andati a vuoto, di clienti che “ho un cugino che mi ha detto che su Wix spendi meno”, o di altri che “WordPress lo posso fare da solo, ci sono i plugin”. Anche se il massimo, il top del top delle cazzate resta:

“Un sito ora con la AI lo fai in un’ora, non me lo puoi far pagare come facevi prima.”

A parte che non è vero che un sito lo fai in un’ora… C’è da dire su questo punto un paio di cose: tu non paghi il fatto che io ci ho messo un’ora, ammesso che sia vero e al netto delle allucinazioni della AI, ché nel frattempo lo sa anche mia sorella che la AI “sbarella” ogni 5 minuti.

Tu paghi il mio essere aggiornato sui tools che ci sono in circolazione, paghi il fatto che io mi aggiorno su come usarli, paghi il fatto che per imparare a usare ognuno di questi tools io mi devo guardare tutorials, sbatterci la testa e via dicendo. E no: la AI non fila liscia come l’olio. E se qualcuno te l’ha fatto credere nei video su TikTok o su Instagram, allora si torna a quanto ho scritto circa il “quick fix”.

È come se io andassi dal mio pizzaiolo o panettiere di fiducia e gli rinfacciassi il fatto che usa l’impastatrice o la spianatrice e non fa più le spianate a mano. O che andassi dal mio meccanico di auto e gli rinfacciassi il fatto che la diagnosi del guasto me la fa con una centralina elettronica.

Poi “quelli lì” tornano dopo sei mesi con un sito in panne e il panico negli occhi.
E lì, calma olimpica, in stile British Green: si riparte da zero, si ricostruisce, si mettono le basi vere.
Sono anni che lo vedo succedere, e ogni volta penso: quanto poco si parla di esperienza reale nel digitale, e quanto invece servirebbe più gente che racconta i fallimenti e i no dei clienti, non solo i casi vinti.

Io sono qui, ogni giorno, a proporre soluzioni che non vogliono fregare nessuno — anzi, spesso do idee e consigli “aggratis”, come si dice a Roma — e mi sento dire che “non è un sito serio perché non è WordPress”.
E invece no: è serio perché funziona, perché è pensato, perché non si rompe dopo il primo aggiornamento.

Fiducia, scelte e un pizzico di ironia (toscana)

Alla fine, tutto si riduce a un concetto semplice: fiducia.
Fidarsi di un consulente significa riconoscere che ha più “ore di volo” di te su certi argomenti e strumenti.

Se ti dico che Canva è la scelta migliore per il tuo tipo di progetto, non è perché costa meno, ma perché ti evita problemi futuri.

È come se vai dal gommista e gli dici: “Voglio le gomme slick da Formula 1.”
Lui ti guarda e risponde: “Ma te devi fare autostrada, mica pista.”
Ecco, nel web funziona uguale. Canva, per tanti progetti, è la gomma giusta per l’asfalto che percorri davvero.

E qui ci vuole anche un po’ di ironia, perché nel digitale come nella vita, se la prendi troppo sul serio sei fregato.
Io sono toscano, e da noi la battuta parte facile. Quindi la prossima volta che uno mi dice “Ah no, WordPress è meglio”, rispondo tranquillo: “Può darsi, ma te il cambio d’olio lo fai dopo 20mila km o vai finché grippa e sbielli?”

La morale (o quasi)

La morale di tutta questa storia è semplice e molto umana: non è la piattaforma che fa il professionista, ma la strategia che ci metti dentro.
WordPress è una scelta eccellente quando devi crescere, integrare, automatizzare.
Ma se devi farti trovare, comunicare, raccontare chi sei, allora Canva è un colpo di genio: stabile, bello, pratico e senza rogne.

Il mio mestiere, da sempre, è aiutare aziende e professionisti a farsi vedere bene online, non a inseguire mode tecniche o sigle che non servono al loro business.
E quando propongo una soluzione, lo faccio perché ho visto funzionare quella cosa con i miei occhi per quella specifica nicchia o tipologia di cliente.
Questa è esperienza, e di esperienza, nel web, ce n’è sempre troppo poca.

Quindi la prossima volta che senti qualcuno dire: “Un sito Canva è una roba da bambini”, rispondigli così:

“Un sito Canva è molto più serio di chi ti vende un sito WordPress che non sai neanche aggiornare.”

Il resto? Chiacchiere.
E in Toscana, le chiacchiere, si fanno al bar. Non sulla strategia digitale.

Se anche tu vuoi un sito che funziona davvero (e non ti lascia a piedi dopo il primo aggiornamento), scrivimi: una chiacchierata, un caffè e troviamo insieme la soluzione migliore”

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Fabrizio Gabrielli

Mi piace camminare all'aria aperta, amo le penne stilografiche e la mia moto Kawasaki ER6-f. SEO Expert, Growth Hacking Manager e web marketing addicted. Dopo una ventennale collaborazione con svariate multinazionali, soprattutto dalla Germania e dagli USA, nel febbraio 2019 ho fondato Pistakkio®, che è marchio registrato in tutta Europa. Creo Valore nel posizionamento SEO di progetti web e faccio pubblicità online su Google Ads per le piccole e medie imprese del tessuto imprenditoriale local business in Toscana e in tutto il Centro Italia.